POLIWORDS Visiting professor: Bartolomeo Migliore. Un progetto di L.A.L.D.

POLIWORDS
Visiting professor: Bartolomeo Migliore. Un progetto di L.A.L.D.

Credevi che quelle fossero le parole, quei suoni deliziosi usciti dalle bocche dei tuoi amici?
No, le vere parole sono ben più deliziose di quelle.
I corpi umani sono parole, miriadi di parole1.

 

Il laboratorio POLIWORDS tenterà di esplorare ed indagare il territorio di Polignano con attenzione agli elementi distanti da qualsiasi logica strumentale, tracce e riferimenti quasi invisibili ad uno sguardo distratto - “mordi e fuggi”, impercettibili ad un approccio convulso, ad una concezione a-problematica.  Il celato, l’indefinito, persino l’a-sistematico è ciò che è racchiuso nello stesso termine di LUOGO: semplicemente qualcosa che non conosciamo, ma che potremmo percepire e conoscere ciascuno in maniera diversa. Perché il luogo siamo noi.
Essere significa essere in un luogo. Solo stravaganti divinità sembrano poter fare a meno di un territorio definito, di un centro.
Il luogo è la verità di ciò che noi siamo in un certo frammento dell'esistenza. Esso non è lo sfondo, ma il contenuto vero e proprio d’una relazione umana.
Dovremmo chiamare luogo ciò che rende possibile l’instaurazione di un senso, l’alfabeto con cui si può intendere e contribuire al discorso sulla vita.
Un luogo è lo specchio storico in cui vive o ha vissuto una determinata civiltà. E' uno spazio depositario di significati. Uno spazio i cui elementi sono intrisi di stratificazioni sociali e temporali. La sottile pellicola di memoria parla attraverso SEGNI, FRAMMENTI, PAROLE, posti senza articolo perché essi stessi sono da prendere come concetti, fenomeni multi sensoriali, percezioni da cui trarre significato.
Uno spazio che parla di persone presenti o passate. Un posto in cui si sentono presenze anche stando da soli. Un registro di passaggi, di tracce sedimentate, posate sui pavimenti, sui muri, nelle voci. I luoghi sono depositari di “un tempo perduto che talvolta l’arte riesce a ritrovare”2.
Attraverso l'arte, il luogo si carica di una moltitudine di significati e simboli che concorrono a crearne l'identità e a definirne il Genius loci: lo spirito, il carattere, l'anima di un luogo, l'atmosfera che si respira in un determinato quartiere, i colori delle case, gli odori, i suoni, o la parlata della gente che vi abita; individuando, così, le caratteristiche socio-culturali del quadro ambientale, la sua identità.
In questa dinamica esplorativa sarà data particolare attenzione alle parole che circondano e si aggirano intorno al luogo d'azione, alle parole di Polignano.
Le opere di Migliore nascono dalla convinzione che le “parole sono le parti minime e unitarie che compongono la forma linguistica, tutto il suo lavoro manifesta l'intenzione di far uscire dal dipingere il senso poetico e strutturale, ricorrendo appunto all'analisi degli elementi primari ed essenziali.”.
Una pratica incentrata sul potere della parola, su quella forza estremamente complessa che attende sia al segno che al significato.
Per Migliore la parola ha valore sia per il senso (ciò che significa pur estrapolata dal contesto generale della frase) sia per la grafia (il modo in cui è scritta, elemento decisivo nella comunicazione contemporanea, indice che può demarcare una vera e propria appartenenza). La scelta non è mai casuale: oltre al senso e al segno sono importanti il risultato fonetico, la capacità di imprimersi nella memoria, di diventare cifra simbolica capace di dire non solo sullo stile dell'artista ma anche di restituire la sua idea a proposito del mondo.
Fedeli all'idea che la poesia la si può rintracciare in ogni posto.
Oltre che l'arte Bartolomeo Migliore osserva altri campi della comunicazione scritta e verbale e, scegliendo all'interno di questa, crea un proprio stile, una propria e personale sigla.

Interessato all'acidità della grafica californiana e soprattutto all'universo musicale indipendente ove da sempre attinge e trasfigura idee per la sua pittura, è in grado di catturare un frammento e di riscriverlo con una simbologia che non perde mai d'immediatezza, allo stesso modo in cui si può ricordare la frase di una poesia o il passaggio di una canzone. Opzione ben più efficace per dire di sé e del proprio modo di essere che non illustrando la realtà semplicemente così come è. Il potere della parola sta nel diventare segno sincretico, fuori dalla logica dei punti cardinali, nell'attraversare le regole del linguaggio convenzionale per appartenere a un più ampio universo globale. Dove non arriva l'arte, il compito è lasciato alla musica, alle culture orali, alla babele di segni che passano nell'overdose quotidiana di immagini cui siamo sottoposti3.

Il laboratorio sarà suddiviso in 3 fasi:

- La prima fase prevede l'esplorazione collettiva/individuale del contesto sociale, culturale e ambientale del territorio polignanese. Usare il contesto sociale come materiale  paragonabile all'uso tradizionale che un artista fa del bronzo, delle tele, dei colori.

- Fase pratica in ci verranno sperimentate, all'interno della logica collaborativa e in base alle specifiche attitudini dei singoli partecipanti, le infinite possibilità non solo del medium pittorico ma di tutti i MEZZI E STRUMENTI utilizzati da Migliore nella sua pratica– installazione, scultura, audio e video (vedi allegato Bartolomeo Migliore).

- Nella terza fase del laboratorio (17-18 Agosto) l'interesse e le energie confluiranno nell'importante momento – o atto, anche performativo- dell'installazione del manufatto collettivo. Questa fase sarà affidata alle competenze del collettivo Like a Little Disaster (vedi allegato LALD).

Date:
10 – 14 Agosto. Orario 10 alle 21
17 – 18 Agosto. Orario 10 alle 21.

Il laboratorio POLIWORDS è finalizzato alla realizzazione di un'opera collettiva che sarà esposta dal 20 al 31 Agosto 2014 presso il Palazzo Ventura di Polignano a Mare, lo stesso spazio sarà sede e base del laboratorio.

POLIWORDS è un progetto ideato e curato da Like a Little Disaster (www.likealittledisaster.com), per PerseVisioni7, con il coordinamento di Cinzia Cagnetta (Galleria Omphalos).

Il laboratorio è aperto ad un numero massimo di 10 persone
Il costo del laboratorio è di 70 euro a persona, per info e iscrizioni contattare: workshop@bachidasetola.it



Sono previsti n. 3 partecipanti invitati a prendere parte al laboratorio su selezione e gratuitamente, inviare motivazioni (max 25 righe) a info@likealittledisaster.com

 

1. Walt Whitman, Un canto della terra che ruota.
2. Marc Augè, Rovine e macerie.
3. Luca Beatrice, Dipingere le parole. Catalogo della mostra di Bartolomeo Migliore alla Galleria Pack, Milano.

 

BARTOLOMEO MIGLIORE

Dipingere le parole
Nonostante risulti figlia, dal punto di vista anagrafico e culturale, del clima artistico dei primi anni novanta, la pittura di Bartolomeo Migliore dimostra alcune peculiarità che la rendono unica almeno nel panorama italiano. Anni novanta, si diceva: frangente ormai prossimo alla storicizzazione in cui è emerso netto il desiderio di tornare a dipingere, e di farlo seguendo precise aderenze generazionali pensate in stretta connessione con un pubblico giovane, nomadico, trasversale, interessato all'arte come una, ma non l'unica, possibile espressione della cultura contemporanea. Torino, città cui Migliore fa riferimento fin dagli inizi, è stata luogo vitale e intraprendente di queste nuove tendenze artistiche dopo un lungo prevalere delle scuole e delle maniere post-poveriste, piccola metropoli capace di manifestare stati di tensione e urgenze che spingevano in direzione di un cambiamento di rotta, persino di una rottura, sia dall'arte accademica sia dal procrastinare all'infinito percorsi miranti all'istituzionalizzazione. Pur appartenendo per affinità elettive e per finalità estetiche al fenomeno di una nuova pittura nei tratti essenzialmente figurativa, Migliore ha preferito rivolgere lo sguardo altrove, facendosi coinvolgere da esperienze più lontane e dirigendosi su strade meno battute: tale atteggiamento ne ha definito i caratteri, restituendoci una figura d'artista tanto intenso quanto atipico.
Bartolomeo Migliore rifiuta infatti l'idea che la pittura debba descrivere, narrare o illustrare. Non ama le atmosfere troppo esplicite della figurazione rimodellata sui target giovanili né si fa sedurre dagli eccessi didascalici che hanno attraversato lo scorso decennio, complici le molteplici seduzioni letterarie, cinematografiche, soprattutto l'inesausto recupero delle pratiche basse. Al contrario, per Migliore è importante avvicinare quanto più possibile la pittura all'universo del concetto riposizionandone al centro la "questione linguaggio". Consapevole che le parole sono le parti minime e unitarie che compongono la forma linguistica, tutto il suo lavoro manifesta l'intenzione di far uscire dal dipingere il senso poetico e strutturale, ricorrendo appunto all'analisi degli elementi primari ed essenziali. La pittura di Migliore è quindi incentrata sul potere della parola, su quella forza estremamente complessa che attende sia al segno che al significato.
Se a un primo impatto rischia di emergere la sensibilità graffitista, grazie alla forza dirompente della sua intenzione estetica di riprendere possesso dei luoghi, ampliandone anzi la percezione verso l'esterno (muri di città ma anche suoni radiofonici, frammenti poetici utilizzati come slang interclassista ad avvicinare diversi spazi e diversi tempi nel mondo), a un'analisi successiva l'estetica di Migliore fonda le basi in altre forme d'arte meno dirette e fondate sull'intenzione della sintesi e del concetto. Gli anni settanta ricorrevano spesso all'uso della parola nel tentativo di portare l'arte (la pittura in particolare) a un progressivo processo di smaterializzazione: per Joseph Kosuth, ad esempio, l'intenzione è prettamente semantica, la scrittura vale in quanto segno universale di comunicazione, come un qualsiasi oggetto o immagine. Per tale ragione Kosuth utilizza una forma neutra tipica dei caratteri tipografici del dizionario, non enfatica e piana. Nell'arte americana la scritta assume un'importanza iconografica quando il segno incontra il significato e lo trasforma in immagine. Le scritte nei dipinti di Ed Ruscha parlano di luoghi e situazioni di cui è densa la mitologia culturale americana sia nella realtà -il paesaggio- che nella finzione -il cinema, la pubblicità- mentre le sequenze di parole nere su fondo bianco in Christopher Wool (il più vicino al lavoro di Migliore) riducono al minimo le competenze della pittura puntando piuttosto su un lettering subito riconoscibile che è in effetti la firma-logo dell'artista. Differente, infine, il modo in cui Raymond Pettibon fa dialogare le immagini con le parole, utilizzando l'originaria matrice pop ma immergendola in un universo nero, sporco e totalmente anticonsolatorio.
Per Migliore la parola ha valore sia per il senso (ciò che significa pur estrapolata dal contesto generale della frase) sia per la grafia (il modo in cui è scritta, elemento decisivo nella comunicazione contemporanea, indice che può demarcare una vera e propria appartenenza). La scelta non è mai casuale: oltre al senso e al segno sono importanti il risultato fonetico, la capacità di imprimersi nella memoria, di diventare cifra simbolica capace di dire non solo sullo stile dell'artista ma anche di restituire la sua idea a proposito del mondo. Poiché una parola è un concetto, dipingere le parole significa riabilitarne il senso, come avviene nelle tracce di una canzone, nel frammento di una poesia, in un pezzo di frase, un nome trovati scritti su un muro, lo slogan di una pubblicità, un cartello di indicazione, una griffe, un logo, un adesivo. Fedeli all'idea che la poesia la si può rintracciare in ogni posto.
Oltre che l'arte Bartolomeo Migliore osserva altri campi della comunicazione scritta e verbale e, scegliendo all'interno di questa, crea un proprio stile, una propria e personale sigla. Interessato all'acidità della grafica californiana e soprattutto all'universo musicale indipendente ove da sempre attinge e trasfigura idee per la sua pittura, è in grado di catturare un frammento e di riscriverlo con una simbologia che non perde mai d'immediatezza, allo stesso modo in cui si può ricordare la frase di una poesia o il passaggio di una canzone. Opzione ben più efficace per dire di sé e del proprio modo di essere che non illustrando la realtà semplicemente così come è. Il potere della parola sta nel diventare segno sincretico, fuori dalla logica dei punti cardinali, nell'attraversare le regole del linguaggio convenzionale per appartenere a un più ampio universo globale. Dove non arriva l'arte, il compito è lasciato alla musica, alle culture orali, alla babele di segni che passano nell'overdose quotidiana di immagini cui siamo sottoposti.
In fondo Migliore utilizza le proprie matrici e non dimentica mai le proprie origini. I suoi quadri si snodano per cicli essenzialmente improntati su un'idea. La più recente Sonic Death (My Nigger Soul) ribadisce l'intenzione di ipotizzare una pittura sempre più distante dal quadro oggetto, pronta a invadere lo spazio e definirsi come opera installativa ben più complessa. Prendendo le mosse da tre album -il disco solista di Joey Ramone uscito pochi mesi prima della scomparsa, Dirty dei Sonic Youth, inizio anni '90, con la celebre copertina illustrata da Mike Kelley, il secondo album dei System of Down, autori di una nuova forma di crossover duro e militante- Migliore snoda la sua idea in un intervento tanto spettacolare e incisivo quanto deliberatamente concepito a bassa fedeltà, dalla grana sporca e politicamente atecnologico. Il linguaggio è scuro, giocato sul nero e i toni del grigio e del viola, si ispira allo stile delle fotocopie, dei volantini, della grafica indipendente, quasi a contrastare i fondi monocromi delle tele, acidi e innaturali. Parole d'ordine, slogan, imperativi categorici si trasformano qui in segni senza una logica ben precisa ma restituiscono l'intenzione di un'arte aperta a conflitti.
Testo tratto dal catalogo della mostra di Bartolomeo Migliore alla Galleria Pack, Milano, Settembre - Ottobre 2002
http://www.bartolomeomigliore.it/

 

L.A.L.D.

Like è Little Disaster è un’organizzazione no profit per l'arte contemporanea fondata nel 2013 da Cinzia Cagnetta, Paolo Modugno e Giuseppe Pinto.
Like a little disaster è un progetto collettivo senza fissa dimora. L.A.L.D. rifiuta l’idea di essere confinato in un unico spazio e ricorre a tutte le strutture possibili, senza alcuna preclusione, come oggetto di azione e indagine. Creare significato è un’attività che necessita dell’interazione con le sedimentazioni storiche e culturali del luogo dei nostri interventi, in modo tale da attuare una strategia in cui la cornice sociale non sia solo un contorno ma parte essenziale di ogni progetto.
Siamo impegnati nella produzione, realizzazione e presentazione di progetti provvisori, fortemente condizionati dall’ambiente circostante, che possano offrire risposte significative o alternative possibili alle condizioni economiche, politiche e sociali e alle esperienze vissute quotidianamente nei “territori” dei nostri interventi.
Promuoviamo collaborazioni artistiche, esplorazioni e sperimentazioni in diversi contesti culturali e dispositivi di visualizzazione pubblica, spesso occupando momentaneamente spazi non ideati o finalizzati all'esposizione delle “cose” d'arte.
La nostra mission è semplicemente quella di fornire un alternativa; un contesto diverso in cui gli artisti possano sperimentare, cercando di estendere all’esterno le relazioni e le interconnessioni che essa genera, dal livello individuale a quello globale.
Abbiamo una struttura organizzativa in continua evoluzione. Siamo sempre pronti ad accogliere nuove idee e collaborazioni.
Nel primo anno e mezzo di attivita LALD ha collezionato numerose e prestigiose collaborazioni nazionali ed internazionali, concentrando l'attenzione sulla presentazione - in anteprima nazionale - di progetti multidisciplinari in cui l'arte si confronta con altri linguaggi come la filosofia, la musica e la sfaccettata pluralità del pensiero contemporaneo; ha coinvolto tra gli altri: Knut Åsdam, Aleiandro Vidal, Pauline Bastard, Franz Baumgartner, Kaya Behkalam, Fausto Bertasa, David Raymond Conroy, Anne De Vries, Esteban Pastorino Diaz, Lia Cecchin,  Paola Di Bello, Katerina Drzkova, Tim Knowles, Roberto, Garzia Hernandez, Jean-Luc Godard, Bartolomeo Migliore, Riyo Nemeth, Fredrik Norén, Andy Parker, RadioMentale, Valentina Dell’Aquila, Inês Rebelo, Helmut Smits, Maria Taniguchi, Maria Theodoraki, Edward Clydesdale, Thomson, Antonio Trotta, Damon Zucconi, Tim Greaves, Jacqueline Utley, Guillermina De Gennaro, Elisabeth S. Clark, Daniela Corbascio, Matteo Cremonesi,  Kensuke Koike, Flatform, Hannu Karjalainen, Nina Lassila, Phillip Warnell, Jean-Luc Nancy, Anna Wignell, Søren Thilo Funder, Sigurdur Gudjonson, Trine Lise Nedreaas, Sini Pelkki.
LALD è un progetto totalmente autofinanziato.
http://www.likealittledisaster.com

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