"Focus on artist": la sperimentazione neo-barocca e la cultura mediterranea nella poetica di Iginio Iurilli

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La surreale e vitalistica ipertrofia delle opere scultoree, l’esplosione del colore, l’estetica formale e la predilezione per soggetti marini, ritratti e sospesi in una dimensione atemporale.
E’ il vivace mondo artistico di Iginio Iurilli, prolifico e attivissimo scultore, originario di Gioia del Colle (Ba), che ha scritto la storia dell’arte pugliese. Già insegnante al liceo artistico di Bari e all’Istituto Statale d’Arte, Iginio Iurilli vanta innumerevoli esposizioni nel suo percorso, nonché, nel 2011 la partecipazione alla 54a edizione della Biennale di Venezia con il suo “Extramarino gigante”, scultura che ritrae uno dei suoi famosissimi ricci viola fuori scala.
La sua opera, definita “neo-barocca” dalla direttrice della Fondazione-Museo Pascali di Polignano a Mare Rosalba Branà, gioca tra artificio e realtà, ed è caratterizzata prevalentemente da soggetti della fauna e flora marina, realizzati fuori scala. Forte è il legame di questo originale artista con il mare e la natura, come si evince dalle tematiche ecologiche affrontate fin dal suo periodo “pittorico”. La creatività di Iurilli, estremamente versatile nell’uso dei materiali, rispecchia dunque in toto la cultura mediterranea. Lobodilattice lo ha intervistato per la rubrica “Focus on artist”.

Nell’ambito del tuo percorso artistico hai sperimentato il passaggio dal linguaggio della pittura a quello della scultura, attraverso uno stadio definito “antropologico” in cui hai posto l’accento sull’aspetto ludico dell’infanzia:  ci puoi spiegare com’è iniziato questo processo di distacco dalla corrente pittorica della “Nuova oggettività” verso l’esplorazione di dimensioni scultoree del tutto personali?

Il passaggio dalla pittura (1969/1976) alla scultura è stato lungo e sofferto. E’ durato tre anni, durante i quali praticamente non ho preso in mano neanche una matita. Tuttavia con la mente non rimanevo fermo e con un mio amico fotografo Angelo Saponara decidemmo, su mio suggerimento, di farci fotografare mentre rifacevamo i giochi della nostra infanzia tra i quali quello della cerbottana. Insomma delle vere performance. Tra tutti i giochi capii che l'unico adatto ad una sublimazione artistica, che non mi distaccasse totalmente dalla pittura, era quello della cerbottana. Così, nel 1979 ebbe inizio la mia nuova avventura artistica nel campo della tridimensionalità.

L’utilizzo dei più svariati materiali per la creazione delle tue opere, dalla sabbia alla ceramica, dalla carta pesta alla carta, dalla polvere di marmo allo smalto – come la sabbia del deserto di Petra, in Cisgiordania, che hai adoperato per la scultura “Tana del riccio” - rimanda a un processo creativo spontaneamente legato alla sperimentazione materica.Qual è, se c’è, la corrente artistica che ti rispecchia maggiormente, alla quale ti senti più vicino nel campo della scultura?

La sperimentazione è una prerogativa essenziale del mio percorso creativo che mi ha svincolato da logiche di mercato in base alle quali, una volta famoso, devi operare sempre nello stesso modo per essere riconoscibile a tutti. Questa modalità di lavoro non appartiene al mio Dna, ragion per cui diffido di quegli artisti che operano usando sempre la stessa tecnica. Per me l'artista deve spaziare e saper utilizzare diverse tecniche e materiali. Non saprei dire a quale corrente o movimento artistico sarei accomunabile, non spetta a me dirlo, credo sia più un compito di voi critici.

In che modo le tematiche ecologiche che hai affrontato all’inizio del tuo percorso di ricerca hanno influito sulla tua opera complessiva?

In verità le tematiche ecologiche hanno segnato quasi tutto il mio percorso artistico creativo partito dal linguaggio pittorico, con i dipinti ad olio in cui rappresentavo paesaggi extra-urbani con cimiteri di auto e di copertoni, passando per interni con finestre che rispecchiavano una natura rigogliosa ma plastificata ecc. Fino ad arrivare, in ambito scultoreo, ai più recenti Mari Morti (2008/2010) opere che rappresentano un mare mosso ricoperto da frammenti veri di plastica e rifiuti vari recuperati sulla battigia di una spiaggia. Ma anche i grandi ricci fuori scala e tutte le sculture che evocano forme marine rimandano ad un concetto di natura che si fa aggressiva attraverso questa dimensione innaturale che presuppone l'appartenenza ad un nuovo mondo tutto da rifare.

Qual è la tua concezione della natura e cosa pensi dell’attuale rapporto dell’uomo con essa?

Il tanto evocato Paradiso terrestre è sempre stato la Terra. Lo è stato per milioni di anni, diciamo fino dall'inizio del secolo scorso i guai per essa sono iniziati prevalentemente con la scoperta e l'uso del petrolio e più in generale con la depauperazione di ogni tipo di risorsa minerale alimentare e ittica, nonchè con la selvaggia e stupida caccia e pesca dei bracconieri senza scrupolo e senza vergogna, con le multinazionali che inducono politici e governi a promuovere leggi che fanno scempio del territorio come la legge, recentemente approvata dal governo italiano, che suona come una beffa: Salva Italia, che permetterebbe alle compagnie petrolifere di cercare petrolio nei mari italiani con conseguenti ricadute negative sul turismo causando tra l’altro, fatto non trascurabile, la perdita del senso dell'orientamento - dovute alle onde sonore emesse - dei grandi cetacei, dei delfini che finiscono spiaggiati. Quindi, a fronte di quanto appena detto, penso che la natura debba essere tutelata il più possibile e al più presto possibile prima che venga raggiunto il punto di non ritorno. Come sarebbe triste la Terra senza, foreste, boschi, animali, fiumi e mari cristallini, ma popolata da soli uomini.

Nella 2° metà degli anni ’80, nel tuo “periodo selvaggio”, hai realizzato delle armi primitive come le spade primordiali: sculture in legno, sabbia e stagno.  Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere con queste opere così particolari?

Negli anni '80 la mia produzione artistica è, se si esclude l'inizio in cui dedico la mia attenzione al gioco della cerbottana realizzando opere decisamente ludiche e gioiose, caratterizzata da una forte componente selvaggia tutta rivolta a materiali della terra come i raspi d'uva con i quali componevo, su pannelli di media grandezza, texture coloratissime evocando paesaggi marini come l'opera Arcipelago o semplicemente composizioni astratte ottenute con la sovrapposizione di vari colori a smalto su altrettanti strati di raspi come l'opera Natura morta di proprietà della Pinacoteca Provinciale di Bari. Prodotti e materiali della terra dunque che evidenziano le mie origini quando per alcuni decenni ho vissuto la mia infanzia in campagna a Trani e Ruvo con i miei genitori e i miei nonni che coltivavano la terra e producevano vino e altro...
Invece, verso il volgere degli anni '80 la filmografia americana di allora proponeva film come “Conan il barbaro” il cui protagonista alias Arnold Schwarzenegger e il suo drappello di seguaci indossavano abiti e brandivano armi di foggia meramente primordiali. L'evocazione di quei tempi lontanissimi dal mondo contemporaneo mi colpii molto e suscitò in me quel desiderio di elaborare armi e scudi di epoche sfumate negli abissi della storia, ma era anche un volermi misurare con la mia fantasia e creatività. Tutto qui, nessuna presunzione di comunicare alcun messaggio!
 
Oltre a  Picasso, quali sono stati gli artisti che hanno influenzato maggiormente la tua poetica artistica?

Beh, in verità Picasso non ha influenzato la mia ricerca artistica: della sua opera, come dichiaro nel mio docu-film prodotto da ArTVision in collaborazione con il Museo Pino Pascali, mi ha colpito e mi è stato di grande stimolo la capacità di spaziare da una tecnica all'altra, da un materiale all'altro, da uno stile pittorico all'altro senza nessun problema. In questo senso va inteso la mia stima verso Picasso perchè anche io, fatte le dovute proporzioni, ho sperimentato diverse tecniche e utilizzato diversi materiali. Tuttavia gli artisti che hanno maggiormente stimolato il mio interesse sono più di uno, compresi i pittori unitamente agli scultori. Ora, per esempio, mi interessano molto quelli della street art (la vera arte sociale per tutti), ma questo non vuol dire che seguirò in futuro il loro percorso.

Dal “Megariccio” a “Eco”: una produzione infinita di opere che ritraggono soggetti marini. Cosa rappresenta per te il mare? Una curiosità: come mai la scelta del colore viola per i tuoi “Megaricci”?

A questa domanda è utile ricordare un aneddoto: nel 1990 ricevetti un invito a partecipare ad una collettiva dal titolo emblematico: “Souvenir di Bari". Dopo aver considerato la quasi totale assenza di monumenti e di architetture degne di essere rappresentate, tempo tre quarti d'ora e viraii sul culinario, ritenendo che l'unico soggetto che potesse rappresentare al meglio la città di Bari e i baresi fosse il frutto di mare per eccellenza: la Cozza. Realizzai così un’opera in legno con doratura a bolo all'interno. Di seguito realizzai il Dattero e come conseguenza logica i Ricci giganti che chiamai Extramarini fino al Megariccio, di 3,20 m di diametro x 1,60 m di altezza, esposto in occasione della 54° edizione della Biennale di Venezia, "Lo stato delle Regioni”. Prima però realizzai un riccio destrutturato che usciva minaccioso dalla parete di una ipotetica stanza del Castello Alfonsino di Brindisi (2010), liberamente ispirata ad un'opera teatrale di Eugene Jonesco, "Amedeo o come sbarazzarsene".
Da quel lontano 1990 ho praticamente solo trattato soggetti marini come la mia produzione testimonia. Nota curiosa: la mostra di cui parlavo prima non fu mai realizzata! Ovvio che il mio rapporto con il mare è stato forte e preponderante se si pensa anche alla serie dei Mari morti e Mari mossi nonchè alla produzione dei piatti con lische di pesci impressi a fresco nell'argilla che testimoniano una parte del mio vissuto quotidiano, avendo utilizzato solo lische di pesci preventivamente consumati da me.
La scelta del colore viola, (è uno dei colori dei ricci), è una semplice licenza artistica. In ogni caso ho anche realizzato, sia pure in misura molto inferiore, ricci bianchi, rossi, verdi e ultimamente neri.

La creazione, tra realtà e rappresentazione di essa: secondo te l’arte è rivoluzionaria?

Rivoluzionaria? Non credo a questa teoria perchè è accaduto nella storia dell'uomo che pensatori, filosofi, registi, scrittori non sempre, nonostante il loro impegno sociale e politico, sono riusciti a cambiare le regole del gioco e del vivere sociale, figuriamoci se lo può fare l'arte. L'arte può essere rivoluzionaria solo nel suo ristretto ambito operativo.

In qualità di insegnante, oltre che di artista, qual è la tua opinione sull’arte contemporanea pugliese, sugli artisti emergenti?

L'arte contemporanea pugliese sta attraversando un periodo florido e di buona creatività, sopratutto sotto la spinta propulsiva delle nuove generazioni. Tuttavia va detto che questi artisti emergenti godono, grazie una moda ormai imperante da alcuni anni, di una eccessiva attenzione da parte degli operatori culturali del settore arti visive quanto spropositata considerazione del loro operare a scapito di generazione precedenti che hanno segnato la storia di questo territorio. L'arte, invece, non dovrebbe avere età! Un artista deve essere considerato per il buon lavoro che fa e non per l'età anagrafica: non si costruisce nessun percorso azzerando il passato ovvero la storia ogni qualvolta subentra una nuova generazione artistica. Questo ritengo sia un atteggiamento molto provinciale e di scarsa capacità di valutazione del problema e d’incapacità di visione globale!

Qual è a tuo avviso il confine tra arte e artigianato?

Se gli artigiani, ai quali molti artisti, soprattutto quelli più famosi e pagati al mondo si ispirano, avessero - oltre alle indiscusse capacità tecniche - anche le idee di questi ultimi, sarebbero loro i veri artisti!  Vede, gli artisti si dividono in due categorie: i più famosi come Kapoor, Tony Cregg, Jane Fabre, Jeff Koons e altri non fanno niente ma affidano, nella migliore delle ipotesi, il bozzettino alle fonderie, alle marmerie o alle vetrerie di Murano la realizzazione delle loro idee. La seconda categoria di artisti, generalmente meno famosi ma con maggiori capacità e conoscenze tecniche, realizzano personalmente le loro opere, eccetto se si tratta di opere monumentali in bronzo o marmo. Concludendo, gli artigiani sono bravissimi tecnicamente ma non hanno idee, gli artisti sono meno bravi, tranne alcuni, ma hanno le idee.

www.iginioiurilli.it

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