I peggiori stereotipi della nostra vita

In tutte le recensioni che leggo e in molte di quelle che scrivo salta sempre fuori l'annoso problema degli stereotipi. Fenomeno diffusissimo sia nei libri che nei film.
Io non li considero “il male assoluto”, come fanno invece molti critici della Verità e del Dogma. Ripeto sempre che inseguire un'originalità forzata e posticcia può far più danni che non prendere alcuni consolidati elementi e riutilizzarli con un po' d'intelligenza.
Però si sa, il troppo stroppia. Non a caso uno degli errori più frequenti nei testi degli scribacchini di primo pelo è l'abbondanza di frasi fatte e di situazioni stereotipate. Della prima categoria – le frasi fatte – non me ne occupo perché non ho nessuna intenzione di tornare a parlare di scrittura.
Discutere di stereotipi può invece essere utile per capire ciò che dà fastidio a voi lettori e/o spettatori. Chi di noi non ha un rigurgito di bile quando assiste per l'ennesima volta alla scena dell'attricetta che finisce nelle grinfie del maniaco perché si è addentrata da sola nella casa buia?
Tanto per dirne una.
Vi elenco qui sotto alcuni degli stereotipi che più odio, ma sono più che altro curioso di sapere quelli che non sopportate voi.


Il commissario di provincia, triste ed esistenzialista.
Il cellulare che non trova campo nel momento del bisogno.
Il personaggio di colore dal carattere burbero che però si sacrifica per i compagni.
L'investigatore privato squattrinato e con il trench.
Il tizio che viene morso dallo zombie ma non lo dice ai compagni.
Il gruppo di teenager che nei film horror si divide, facilitando il lavoro del mostro.
La pistola del cattivo che si inceppa.
Il licantropo/vampiro/zombie che davanti all'amata ritrova un briciolo di umanità.
Tutti i millemila cloni di Leatherface.
L'alieno nell'astronave.
I teenager dei film americani che vengono interpretati da attori quasi 30enni.
La zoccoletta che muore per prima.
Il sergente istruttore cattivo.

Etc etc etc.
I vostri?

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