Vagare per spazzaturifici urbani (I) | Nila Shabnam Bonetti

stan sie, la rubrica di nila shabnam bonetti

 

 

Stan Sie!

Vagare per spazzaturifici urbani (I)

di Nila Shabnam Bonetti

 

Stan Sie! Così sia!, in lituano, sono le due parole incise sul primo quadro della serie dedicata alla Creazione del mondo del pittore Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, in mostra a Palazzo Reale di Milano, mostra che ha aperto il mio 2011 e che spero sia accompagnata da tante altre della medesima qualità. Affidiamoci al mito, in questo caso quello della creazione biblica, poiché parla un linguaggio suggestivo e immediatamente comprensibile. Stan Sie!, la volontà dell’Essere supremo da cui scaturisce tutta la realtà, i pianeti, le stelle, il mondo con i suoi mari e le sue terre prospere. E infine l’uomo, destinato all’armonia cosmica. Che sia così!, anche se oggi può sembrare impossibile, il titolo della rubrica prende ora i toni di una invocazione, con l’auspicio di poterci riavvicinare all’ideale purezza del mito della creazione, che ci vede in equilibrio con noi stessi e con la realtà che ci circonda.

 

Stan Sie! tratterà le tematiche che più mi interessano, partendo dalla visione (e dalla funzione) dell’arte che ho maturato in quest’ultimo anno. L’arte è una componente alchemica, è l’elemento che permette la trasformazione della materia grezza spogliandola del superfluo per arrivare all’essenza viva dell’essere. L’arte non può prescindere dalle esigenze della società in cui è inserita, lo scopo dell’artista è di interpretare e decifrare moti personali che aderiscano al sentimento collettivo, ma soprattutto di aprire nuove strade percorribili. Credo sia di fondamentale importanza, in un momento di disorientamento e povertà spirituale come questo, che gli artisti acquisiscano una nuova consapevolezza del loro ruolo nella società, alla ricerca di un nuovo dialogo costruttivo con il pubblico. Da questo presupposto nasce il mio interesse per l’arte che si esprime e trova senso negli spazi urbani, con l’intento di sviluppare una coscienza critica diffusa. Non si può prescindere oggi da tematiche ambientali, dai danni che l’uomo infligge a terre, acque e cieli con le conseguenti ritorsioni su tutte le specie animali (quella umana compresa). Non può l’arte chiudere gli occhi sulla questione economica del consumismo, dei rifiuti che stanno sommergendo il mondo, dell’arricchire pochi a danno di molti. E da qui derivano problematiche esistenziali fondanti la nostra società, la gara all’avere sempre di più, convinti fin dalla nascita che la formula di più = meglio non preveda alternative, castrando ogni possibile soluzione che si discosti dal consumismo attraverso il bombardamento pubblicitario. L’arte deve impegnarsi per fornire un’alternativa, deve invitare l’uomo a riscoprire se stesso, a guardarsi dentro senza paura. Ridiamoci senso come individui, poniamoci nuovi obiettivi.

L’arte, davanti a queste problematiche, dove si pone? Lecca culi ai potenti galleristi per trovarsi un posticino al caldo? Le sfrutta per darsi un tono? O ha intenzione di porsi nuove priorità, prendendosi un vero impegno per sensibilizzare sulle tematiche sopracitate? La vera esigenza è di cercare e ritrovare i giusti contenuti, superando individualismo e autocommiserazione per intraprendere una nuova lotta la cui arma sarà l’intelligenza.

 

 

Vagare per spazzaturifici urbani (I)

Qualche settimana sono venuta a conoscenza del bellissimo progetto Save the Beach , un vero intervento di riqualificazione ambientale dedicato alle spiagge sommerse dai rifiuti. Il progetto nasce nel 2009, intervenendo sulla spiaggia di Capocotta (Roma, Italia) e nel 2010 sulla spiaggia di Baia di Portmán, a Cartagena (Murcia, Spagna). La cosa più interessante però è stato l’utilizzo che si è fatto di questo accumulo di spazzatura. Assistiamo all’operazione di Ha Schult, rinomato artista dedito al recupero di materiale di scarto per costruire le sue opere d’arte, che attraverso un lavoro di compattamento ha ricreato il primo albergo di spazzatura al mondo, intraprendendo un discorso che muove tra critica e ironia. Da un lato possiamo osservare i dettagli di questa cattedrale della munnezza, stuzzicati dalla storia che ha condotto proprio lì gli oggetti che si assiepano sulle pareti, ricoprendo la struttura stessa dell’albergo. Traspare chiaramente il valore archeologico dell’intervento dell’artista, ponendo davanti ai nostri occhi ciò che ci capita ogni giorno sotto mano e che quotidianamente abbandoniamo intasando cestini della spazzatura (e in questo caso addirittura spiagge). Una eloquente testimonianza della nostra società di plastica, come traccia che meglio rappresenta il nostro secolo.


 


Informazioni su 'Nila Shabnam Bonetti'