Vivian Maier: Lo Sguardo Nascosto

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Presentate per la prima volta in Italia (Brescia, Galleria dell’Incisione, sino al 15 novembre), 30 fotografie inedite dell’americana Vivian Maier (1926-2009). Si va dai primi anni ’50 agli inizi degli anni ’70. I soggetti? Autoritratti e scene infantili, legate alla sua professione di bambinaia.

Della Maier non si sa molto. Donna sola, riflessiva e taciturna, era nata a New York da madre francese e padre austriaco. Si ignora che studi abbia fatto.

Cresciuta in Francia, rientra negli Usa nel 1951. Per vivere, lavora come baby-sitter presso famiglie benestanti nella Grande Mela e, dal 1956, a Chicago. Si veste come una sorta di Mary Poppins: scarpe da uomo, giacca stretta e cappello a falde larghe. I ragazzi che ha educato la ricordano come “socialista, femminista, critica cinematografica, ma soprattutto una persona diretta ed esplicita”. Ha una passione segreta: la fotografia, alla quale si dedica nel poco tempo libero.

Gira per le strade di Chicago, con una Rolleiflex 6x6, riprendendo gli emarginati del dopoguerra americano: donne, uomini di colore, bambini e clochard. Tra il 1959 e il 1960 - probabilmente dopo aver venduto una proprietà ereditata in Alsazia - compie un lungo viaggio: Manila, Bangkok, Pechino. Quindi, visita l’Italia, l’Egitto e il Sud-Est americano. Fotografa tutto, ma senza mai mostrare ad alcuno i propri scatti. Una volta superati gli ottant’anni e non potendo più fare la bambinaia, conosce la miseria più nera. Si riempie di debiti; ma i ragazzi che ha allevato provvedono a comprarle una casa. Solo che per poter disporre di qualche dollaro, la donna è costretta a mettere all’asta gli scatoloni che contengono i rullini delle fotografie e i nastri delle conversazioni tenute con i protagonisti delle sue immagini.

Nel 2007, John Maloof, un agente immobiliare con la passione per l’obbiettivo, compra per 400 dollari alcuni bauli della Maier. Quando si rende conto di essere dinanzi a veri e propri capolavori della fotografia, decide di farli conoscere al mondo. Ma Vivian muore qualche mese dopo per i postumi di una caduta sul ghiaccio curata male. Maloof possiede oltre 100mila negativi - di cui solo 15mila sviluppati - e organizza una serie di mostre in America e in Europa.

Oggi i critici avvicinano la Maier a Paul Strand, a Diane Arbus, a Dorothea Lange, ad Henry Cartier-Bresson: parlano di rigore ed equilibrio compositivo, freschezza ed immediatezza dello scatto per documentare tutta un’epoca. Il taglio lirico della sua ricerca, consente alla Maier di cogliere la bellezza della realtà dei più poveri e l’ironico e disincantato contrasto con quella dei ricchi. Scrive Silvana Turzio: “Vivian Maier ha viaggiato molto, ma vede ovunque le stesse cose e nello stesso struggente modo, in bilico fra due sentimenti e due modi di essere, attento e timido, partecipe e impotente, saggio e incisivo, empatico e pungente. ”

Così i suoi autoritratti (Senza titolo. Ombra di Vivian Maier, fine anni ’60; Autoritratto. Ombra su legno, 1960) sono “grandi punti interrogativi”, giochi di riflessi, quasi “ombre cinesi”. Sui quali giganteggia la figura di una donna che, in segreto, è riuscita a captare, e tradurre in immagini, taluni aspetti dei fermenti di quasi un secolo.

Vera Agosti

 

 

Info mostra:

Galleria dell'incisione

Dal 1 ottobre al 18 novembre 2012

Via Bezzecca 4
25128 Brescia

Informazioni su 'Vera Agosti'