Ettore Pinelli - Copertina n.386

nice art image

Poche domande, semplici e dirette, per conoscere un artista.

Questa settimana è la volta di Ettore Pinelli.

 

Da dove vieni?

Ho trentuno anni e sono nato a Modica, dove vivo e lavoro attualmente. Nel 2002, a diciotto anni, mi sono trasferito a Firenze per studiare all’Accademia di Belle Arti, dapprima Pittura e successivamente Progettazione e Cura degli allestimenti fino al 2010. Ho vissuto esperienze formative notevolmente diverse, ad esempio LAB: uno studio condiviso tra dieci giovani artisti internazionali ed italiani a Firenze, dove realizzavamo progetti site-specific, aprendoci ai primi confronti con curatori ed artisti di fama internazionale, invitati a visitare i nostri open-studio. Poi ci sono stati anche gli anni di cura degli allestimenti, diviso tra il Centro per l’Arte Contemporanea Pecci di Prato e alcune gallerie private, non meno formative per il mio percorso.

 

Cosa fai?

Mi considero un disegnatore ed un pittore, evidenziando così la diversità tra le due pratiche, che volontariamente tento di contaminare l’una con l’altra. La mia ricerca, da circa un paio di anni, si concentra su quella parte documentaristica di immagini ed informazioni che segnano la nostra esistenza ma non il nostro vissuto personale. Mi riferisco al fermo immagine estrapolato dal web e altri media, a immagini cruente di scontri, violenze, sommosse, restituite tramite pittura e disegno al limite tra una rappresentazione figurativa ed una informale.

 

Dove stai andando?

Credo di non saperlo e di non curarmene, vorrei sempre andare avanti con un bagaglio di dubbi, perplessità e curiosità, una condizione che detta i tempi della riflessione e dell’equilibrio, necessari in una pratica come quella della pittura e del disegno. Vorrei (e questa è invece una volontà) riuscire a contaminare maggiormente il linguaggio pittorico e successivamente svelarlo come un prisma scompone un fascio di luce, attraverso ogni suggestione ed ogni riferimento, ogni livello di lettura o possibile livello di lettura.

 

Cosa vuoi?

Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, è una fonte del sublime; ossia è ciò che produce la più forte emozione che l'animo sia capace di sentire”.

Citando il concetto di “sublime” per Burke, posso fornire una guida alle immagini e un’analisi della nostra percezione rispetto ad esse. La paradossale idea di ciò che desta terrore, riconsiderata ad una certa distanza, media la forte carica emozionale e si traduce in piacere, quindi in bellezza. La mia volontà è rendere la pittura mediatrice, un mezzo capace di riportare la percezione dell’osservatore a una condizione più autentica.

 

Copertine settimanali di Lobodilattice a cura di Alex Urso

 

PER APPROFONDIRE:

www.ettorepinelli.com

 

Informazioni su 'alex urso'