EATALY come nuova cultura a MILANO /// lettera di Giancarlo POLITI

eataly Teatro Smeraldo  lettera di Politi da flash art maggio giugno

da Flash Art Maggio - Giugno 2014 | Labrouge riporta delle parti di una lettera al direttore Giancarlo Politi del numero di Flash Art di Maggio/Giugno (dove leggerla per intero) in cui un lettore accende una questione molto discussa nell’ambito milanese nell’ultimo mese: l’apertura di Eataly al posto del Teatro Smeraldo. La contropartita ? La perdita della cultura a favore del Cibo. Ecco un punto di vista interessante, quello del direttore di Flash Art … “Eataly ? Meglio degli Uffizi o del Louvre ? Caro … ma la cultura deve essere un evento e un accadimento aperto sulla contemporaneità. E in continua trasformazione, non una passerella di souvenir o ricordi ancestrali. Mi spiace, ma io son un fan di Osca Farinetti e di Eataly, e non mi vergogno di considerare l’alimentazione una forma di cultura, da anteporre al “tuo” Pollaiuolo o al “tuo” Caravaggio. Che cultura furono, ma ora sono solo un’inerte retaggio visivo e retinico che solo pochissimi sono in grado di decriptare e apprezzare (…) Quale cultura ha espresso il Teatro Smeraldo ? Con 4 canzonettari quasi da strapazzo (…) con un forte ritardo culturale rispetto alla scena internazionale e che invece pensavano di rappresentare la cultura italiana o milanese. Hai presente di ciò che stava accadendo fuori ? I Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan. E nell’arte l’Espressionismo astratto, la Minimal e la Pop art. Una vera valanga sulla stagnante cultura del tempo. (…) E quale cultura ha espresso il bar Jamaica con i suoi ubriaconi abituali ? (…) Entravi e, in un’atmosfera semibuia e un po’ esistenzialista, incrociavi 4 o 5 alcolizzati, a meditare in silenzio davanti al loro bicchiere di bianco. Non nego che spesso potevi incrociare un ubriacone geniale come Piero Manzoni, ma era l’unico. Mica siamo al Black Mountain College con Albert, Cage, Cunningham, Gropius (…) o nel cuore dell’Abstract Espressionism a New York dove si poteva incrociare qualche ubriacone come Jackson Pollock, ma anche tanta aria di trasformazione e cambiamento culturale. Milano, checchè se ne dica, non è mai stata una capitale culturale del nostro tempo. Abbiamo avuto delle eccellenze, è vero (…), ma mai un contesto culturale interessante. Non dimenticare che il bar Jamaica e in molta parte la Milano della cultura, era presidiato da Tadini, Dova, Crippa, Treccani, Peverelli, Morlotti. Erano loro e solo loro gli esponenti della cultura che avevano visibilità e dettavano legge a Milano, mica Manzoni, Castellani, Bonalumi. E a ben pensarci erano la vera contrapposizione dei canzonettisti di quegli anni (…) Allora, non ho ragione io a sostenere che preferisco le zucchine biologiche di Eataly ?

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