Picasso a Milano //// dalla mostra a Palazzo Reale fino al cinema

Artista immenso, grande attore, tanto cinema. Inaugurata a Milano, a Palazzo Reale, una mostra che può essere definita storica, su Pablo Picasso. Quando si tratta di un grande nome in una retrospettiva, nei tempi recenti si tende ad essere un po’ scettici sulla qualità e sulla completezza della mostra. Non è questo il caso: sono presenti 200 lavori dal Museo Picasso di Parigi, dunque opere che fanno testo. Con un richiamo, in sala delle Cariatidi, su grande schermo, alla Guernica, il capolavoro che nel 1953 fu portato a Milano proprio dallo stesso Picasso, oggi considerato troppo delicato per il trasporto. In parallelo allo spazio Oberdan è stata proposta una rassegna di fiction e di documentario dal titolo Tra cinema e Arte: Pablo Picasso.

Dunque il cinema ancora una volta soccorre un’arte “maggiore” portando alla luce la vicenda di un grande maestro dell’arte moderna – forse il più grande- uno “scardinatore” che, oltre ad aver inventato un nuovo modo di “vedere” le cose attraverso la scomposizione e la scoperta di altre dimensioni in pittura, superando l’unica dimensione fino allora conosciuta, ha raggruppato intorno a sé grandi personaggi che hanno fatto la storia dell’arte e della cultura del Novecento.

In Midnight in Paris, di Woody Allen, c’è un personaggio cardine della vita di Picasso (e di tanti altri artisti e intellettuali dell’epoca), Gertrude Stein, che, nello studio di casa tua zeppo di dipinti, chiede un parere niente meno che a Hemingway e Fitzgerald su un dipinto di Pablo Picasso, la Baigneuse, – figura di un nudo in posizione contorta – dicendo “he has universality, but not objectivity, lui ha l’universalità, ma non l’oggettività”. Una recensione live, acuta e competente, da una che davvero se ne intendeva, che viveva in mezzo agli artisti, e li condizionava. Il ritratto era di Adriana, interpretata da Marillon Cotillard, che nel film narra nei particolari il suo ruolo di amante di Picasso. Allen racconta immaginando e ricostruendo, si vale della fiction, un contributo in più a un artista che era perfetto per lo schermo e per il racconto, che si trattasse di finzione o di documento.

Occorre una selezione dei cineasti che si sono dedicati a Picasso. Il nostro Luciano Emmer, grande “realista”, ha prodotto un’ importante filmografia legata agli artisti. Fra i titoli  Incontrare Picasso (1954), incentrato sul lavoro in studio dell’artista, che si muove nel disordine, plasma materiali come la ceramica, osserva l’opera che sta nascendo, con quegli occhi ipnotici. Un altro filmato ricordabile è Visite à Picasso (1959), di Paul Haesaerts, e ancora il documento capolavoro di Henry George Clouzot, Mistero Picasso (1956), in cui il regista riprende il maestro attraverso un vetro (un po’ come fece poi Hans Namuth con Pollock) e dunque vediamo Picasso dipingere come se fosse davanti ai nostri occhi, quasi a contatto. E poi il Picasso umano, quello dalle diverse amanti e i molti amici, l’artista geniale e trasgressivo, che declama poesie, fuma sigarette con la maglietta a righe orizzontali bianche e nere, dipinge, mostra le sue opere, si arrabbia, si diverte. Come nel ritratto che James Ivory gli dedica in Surviving Picasso (1996), in cui un ottimo (comunque meno intenso dell’artista vero) Anthony Hopkins interpreta il grande spagnolo concentrandosi sulla sua amante, la giovane Françoise (Natasha Mc Elhone). E tanti, tanti anni di differenza fra loro, lei 23 lui 60. Il film di Ivory è tratto dal romanzo della stessa protagonista, Françoise Gilot, dal titolo Vita con Picasso- ora per ora, dieci anni nell’intimità con un genio. La ragazza, durante quella relazione, ne vide di tutti i colori. Era il vecchio a tradire, non la giovane. Interessanti certi momenti, come quello delle vendite, che spesso l’artista eseguiva personalmente, con furbizia, nessuna concessone e nessuno sconto.

Un altro filmato in cui arte e cinema si incontrano è i Colori dell’anima (2004) di Mick Davis dove la vita di Pablo si incrocia parallelamente con quella di un altro maestro della nostra arte, Amedeo Modigliani. Andy Garcia interpreta il pittore italiano, mentre Omid Djalili fa Picasso. Anche qui la pittura si intreccia con temi umani quasi ossessivi, come ossessive, per amori, passioni, eccessi, erano le vite dei  due personaggi.

Anche Orson Welles non resiste alla tentazione di inserire Picasso in una sua surreale rappresentazione, F for Fake – Verità e menzogna (1973), in cui il “genio” ( e così sono due) con mantello e cappello nero, tra giochi di parole e immagini, spiega quanto sia facile distorcere la realtà attraverso appunto un racconto o un’immagine male interpretata. Nella seconda parte film, per spiegare la sua tesi, utilizza proprio il personaggio di Picasso, non reale però, ma “rubandone” l’intimità attraverso una serie di fotografie che il regista anima, “rileggendo” una rappresentazione in Ibiza, dove il maestro passava la maggior parte dell’estate. Qualche anno dopo, nel 1978, ecco un film “reale” sul pittore : Le avventure di Picasso, che Mymovies  definisce “un onesto tentativo di ricostruire la figura di Pablo Picasso, senza romanzarla. Il famoso pittore è raccontato attraverso i suoi rapporti con le donne, le sue convinzioni politiche e soprattutto durante la meravigliosa estasi del suo lavoro”.

Dunque, quando il soggetto è così importante, e potente, da aver rivoluzionato la l’arte e l’ estetica e il modo di guardare le cose, il cinema compare, estrapola ciò che gli è più congeniale, e produce spesso qualcosa di buono.

 

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