Hitler (di Giuseppe Genna): Recensione

Hitler

Hitler
di Giuseppe Genna
Mondadori Editore
668 pagine, 12 euro

Sinossi

Chi è lui? Chi lo ha generato davvero? Suo padre Alois Hitler, funzionario di dogana austriaco, se lo chiederà sempre. E senza risposta, perché nemmeno sul letto di morte la madre gli svelerà il segreto della sua nascita di illegittimo. E lo stesso ci chiediamo noi di Adolf Hitler: chi è? Chi lo ha generato? Da dove viene il lupo Fenrir che, nelle mitologie nordiche, a un certo punto del Tempo spezzerà la catena per irrompere schiumando di rabbia e annunciare la fine del mondo? Questo noi ci domandiamo, consapevoli che, se si comincia a spiegare, a rispondere alla domanda “perché?”, si finisce per correre il rischio di giustificare. Il romanzo di Genna connette i fatti più risaputi con elementi poco noti. Dal labirinto familiare da cui fuoriesce il piccolo Hitler, con deliri di grandezza e improvvise abulie, all’esperienza limite dell’umanità disfatta nel gorgo di Männerheim, l’ostello per poveri e criminali dove passa anni da nullafacente; l’esposizione al fuoco e ai gas della Prima guerra mondiale al ricovero in ospedale; dal rapporto incestuoso con la nipote Geli Raubal al comporsi dell’abominevole, grottesca corte dei suoi scherani.

Commento

Con Giuseppe Genna ho un rapporto conflittuale.
Ho amato i suoi thriller, da Grande Madre Rossa (sua opera migliore, IMHO) a Nel nome di Ismael. Per contro ho odiato alcuni suoi libri osannati da un certo genere di critica. Parlo di titoli quali L’Anno Luce e Fine Impero. Il problema, si capisce, è del tutto mio. E non lo dico in senso ironico: è proprio così.
Oggi tuttavia spendo volentieri qualche parola su Hitler, romanzo letto tempo fa e riletto recentemente. Ottimo libro sotto quasi tutti i punti di vista, consigliato agli appassionati di Storia, e a chiunque sia intenzionato a esplorare una delle personalità più cupe della civiltà umana, partendo da un punto di vista metanarrativo.
Credo che questo sia il momento migliore per tornare a parlarne, visto il delicato periodo storico che stiamo vivendo, in Europa e soprattutto in Italia. Perché sono situazioni come queste che generano nuovi, piccoli Hitler.

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La scelta di Genna è quella di narrare la vita, l’ascesa e la caduta di Adolf Hitler, passando attraverso dei passaggi-chiave della sua vita. L’autore è bravo nel costruire questo crescendo, fin dall’inizio accompagnato da tinte fosche, anche nei momenti di maggiore (e illusoria) grandezza.
Non ci sono giustificazioni né attenuanti, nel romanzo biografico di Genna. Questi non cerca una nuova chiave di lettura su un personaggio su cui è stato detto tutto, bensì ne sottolinea alcuni passaggi fondamentali (taluni meno noti di altri, e proprio questi risultano essere i più interessanti). Hitler viene paragonato al mitologico lupo Fenrir, delle leggende norrene. Come lui è destinato a una fine cupa, a cui però non riesce/non vuole sottrarsi, anche quando le cose sono compromesse e indirizzate verso l’inevitabile crepuscolo.

Ciò che però colpisce maggiormente del libro è la perfetta costruzione della “corte demoniaca” che fece da corollario al non-uomo Hitler. Una serie di patetiche mezze figure, senza alcuna eccezione, glorificate come divinità della nuova razza da un popolo ipnotizzato da un burattinaio ipocondriaco e soggetto a scatti d’ira, ma comunque capace di tenere in scacco un’intera nazione.
Goring, Goebbels, Himmler, nessuno si salva, in questo quadro fatto di parole, che riecheggia dei dipinti più grotteschi del pittore Bosch. Ed è qui, nella fissità di persone vuote, votate a un continuo celebrare se stessi e il potere di cui sono schiavi, che Genna ci fa notare come nessun uomo e nessuna epoca è immune al rischio di avere i sui Hitler.

Forse in questo momento sono tra noi, parlano alla piazza, incitando rivoluzioni per un bene “del popolo”, contro le istituzioni corrotte e con apparente senso di altruismo e di empatia per i più deboli.
Forse costoro, parafrasando una citazione dell’Hitler di Genna, “appartengono a un’altra specie umana“. Una specie che distrugge tutto ciò con cui viene a contatto, ammaliando e affascinando col richiamo dell’entropia, del vuoto.
Per questo gli appelli ad andare “oltre Hitler” mi fanno paura. Oltre a lui non c’è nulla, se non il vuoto.

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