covers

Melissa Provezza - copertina n.165

melissa provezza, senza titolo

 

Melissa Provezza, Senza titolo, olio su tela senza telaio, occhielli in alluminio e supporti d’acciaio 141,5x143cm

 

La volta in cui visitai lo studio di Melissa Provezza (Brescia, 1978; vive e lavora a Milano) subii il fascino di codesti ganci da macello mirabilmente armonizzati a una pittura (l'è pittura, anche se non sembra) lieve come un disegno.
Ora, dal momento che Melissa Provezza, oltre che dipingere, ama scrivere, perchè non affidare alla sua penna la possibilità di fissare in eterno l'espressione dei suoi pensieri?
«Formalmente l’immagine è al limite dell’esistere, della visibilità e ostenta una femminilità sbiadita, senza colore. Sono corpi senza corpo, trasparenti, attraversabili, privati della carne da occhi carnivori, dati in pasto allo spettatore–voyeur. La censura diviene orifizio: aperture che sottolineano l’aspetto sessuale, rimandando però ad una sessualità oggettualizzante, fredda e distaccata, violenta come i ganci, gelata come il metallo» (Melissa Provezza).

 

 

Claudio Magrassi - copertina n.164

Claudio Magrassi - Krisalide - 2005 - olio su tela -150 x 190 cm

 

Claudio Magrassi - Krisalide - 2005 - olio su tela -150 x 190 cm

 

Stralcio del testo pubblicato su Kritika (con aggiunta all'inizio):

Questa è un'opera del pittore Claudio Magrassi (Tortona, 1969; vive e lavora a Tortona). Non è un'opera inedita. Anzi, è piuttosto datata. La scelta è voluta. Perchè essa, al di là dell'epoca in cui è stata realizzata, è, semplicemente, ottima pittura. E la bellezza e il bene sono fuori dal tempo. Sulle tele e le tavole del pittore di Tortona l’esistenza è dipinta come esorcizzazione del timore della dimenticanza, mentre la superficie su cui è raffigurata l’immagine si dipana come un derma rispetto al quale il film pittorico assume il sembiante del tatuaggio. In questo senso una violenta vitalità anima il quadro, come il segno tatuato che sull’epidermide di un corpo indica una volontà d’affermazione – di un concetto, di un sentimento – che con la sua stessa potenza vitale quel corpo, la volontà, testimonia.
 

Piero Mezzabotta - copertina n.163

Piero Mezzabotta - Senza Titolo, Olio su Tela, 120 x 80 cm, 2010

 

Piero Mezzabotta - Senza Titolo, Olio su Tela, 120 x 80 cm, 2010

  

L'opera che state guardando fa parte dell'ultima produzione di Piero Mezzabotta (Fermo, 1977; vive e lavora tra Milano e Londra) e rappresenta un coraggioso passo in avanti nella direzione della verità della pittura. Non solo e non necessariamente della pittura come universale categoria dello Spirito, ma anche e soprattutto della pittura individuata e singola, riflesso verofunzionale di un percorso - di vita e di lavoro - che con la forza tranquilla di un cimento estetico poco incline a fare ammuina dinnanzi alle esigenze delle spirito (in quest'ultimo caso con la"s" minuscola, nel senso dello spirito alla vucciria dei giudizi di gusto de noantri) non fa mistero dell'origine extrafenomenica di tale disciplina. E dell'origine, invece tutta carnale, del mondo. Che, diversamente dall'Origine du monde del Courbet, non susciterà la reazione bru bru degl'indignati speciali dalla boccuccia a culo di gallina - del resto son tempi moderni, questi. Ma, al pari dell'illustre precedente, dimostra come la pittura sia in grado di superare i limiti del linguaggio esprimendo con solennità l'ineffabile.

Wang Yaqiang - copertina n.161

Wang Yaqiang

 

Iron and Steel's passionate love, mixed media on canvas, 150×120 cm, 2009

 

Tra i giovani artisti cinesi, Wang Yaqiang rappresenta, certamente, un “caso a parte”.

 

Nato nel 1977, egli vive e lavora a Xinxiang nella provincia di Hennan.

Wang è un architetto d’immagini ben conosciuto per le sue decontestualizzazioni di corpi-cartoon che galleggiano in ambientazioni surreali. Un forte senso di mistero pervade queste tele enigmatiche, dove manichini eternamente giovani, se ne stanno come in uno stato di allarme, attendendo una soluzione. La semplicità formale e la fredda progettazione ricordano, infatti, la ricostruzione di una scena del crimine in cui soggetti e oggetti sfumano nell’assoluta mancanza di contesto e di logica. Si tratta di una pregnante atmosfera ateorica difficile da cogliere e, nell’addentrarsi, ecco che immediatamente il senso ci sfugge nuovamente trasmettendo qualcosa di simile all’indifferenza.

 Wang Yaqiang rivela nelle sue opere la passione per la cartografia, ma anche i ricordi della sua infanzia e l’esperienza professionale come agente di polizia.

 

Jin Shan - copertina n.160

Jin Shan, "Retired Pillar"

 

Jin Shan, "Retired Pillar", 2010, Installation, latex, synthetic glass, blast blowe, timer, 303cm x 120cm x 30 cm

 

 

Jin Shan Nasce nel 1977 nella provincia del Jiangsu, in Cina. Oggi vive e lavora a Shanghai.

Jin Shan, grazie all’acuto intuito, riesce nei suoi lavori a mettere a fuoco l’irrazionalità che ci circonda. Quello che le sue opere suggeriscono al primo sguardo è la verità che non sempre abbiamo il coraggio di affrontare, ma che è profondamente insita nella nostra quotidianità. Quando sociologia o antropologia urbana tentano di spiegare la relazione tra uomo e società, il linguaggio logico convenzionale risulta inutile. Per questo, Shan sceglie l’ironia come linguaggio artistico per esprimere le sue idee.

Moltissimi sono i pilastri in stile romano disseminati in giro per la città di Shanghai che rivelano la profonda influenza coloniale avuta in passato sulla cultura locale. Persino i nuovi edifici presentano varie colonne come sofisticato motivo ornamentale, ma ovviamente queste sono completamente snaturate e mal interpretate. La nuova incarnazione nasconde il vuoto desiderio di esprimere un paradigma di potere e autorità ormai passato. Retired Pillar rappresenta un pilastro in lattice collegato ad un timer che lo riempie d’aria a ritmo cadenzato, simulando una respirazione. Il respiro è faticoso e appesantito.. quasi morente.

 

Cheng Youtong - Copertina n.159

nice art image

Flower”, 2009, Installation nutrition and microorganism

 

Cheng Youtong nasce nell’81 a Guangzhou e ora vive e lavora a Pechino, dove da alcuni anni, la sua ricerca artistica l’ha portato a confrontarsi con lo sviluppo dei microorganismi e sulle loro interazioni. Tutto ha avuto inizio nel 2003, l’anno segnato dall’inquietante epidemia di SARS. L’artista, turbato dalla portata del fenomeno, inizia la sua un’indagine estetica che dopo ben quattro anni di ricerca lo porta finalmente ai primi risultati. Durante questo lungo periodo di sperimentazione Cheng ha affinato alcuni accorgimenti tecnici per il mantenimento e il controllo dei batteri. Si tratta di materiali organici che provengono dal corpo umano o dalla natura, che l’artista recluta nella nostra quotidianità, lasciandoli poi interagire tra loro finché non viene raggiunto lo stato di interesse. Il lavoro artistico si divide in due fasi: inizialmente l’artista lascia che la natura faccia il suo corso e poi ne arresta lo sviluppo, fissandola nel tempo.

Sun Xun - copertina n.158

Sun Xun, " Mythos", 2006, still da video, 5’15’’

 

Sun Xun, " Mythos", 2006, still da video, 5’15’’

Nato nel 1980 a Fuxin, nel nordest della Cina, Sun Xun è uno dei pochi giovani artisti contemporanei cinesi che produce consapevolmente arte politicamente impegnata. Le sue animazioni conducono lo spettatore attraverso paesaggi umani a sfondo politico che prendono spunto dalle circostanze particolari del trascorso personale dell’artista.

Sun Xun crea lavori che combinano i new media con rendering disegnati a mano e materiali tradizionali. Per creare le sue meticolose animazioni, l’artista produce un gran numero di disegni, i cui soggetti variano da elementi che ricerca nella storia o nella politica internazionale, fino a comprendere il mondo naturale. Poi, filma tutti i disegni in sequenza una alla volta, al fine di creare un senso di movimento, che suggerisca il passare del tempo, le macchinazioni della storia e la bellezza insita anche nelle forme più semplici.

 

Xue Jun - Copertina n.157

nice art image: The  Trace  of  the  Earth, No. 6, Oil on canvas, 200&

 

Xue Jun, The Trace of the Earth, No. 6, Oil on canvas, 200×150cm2006

 

In questa serie, Xue Jun, presenta architetture fluttuanti e oniriche che avvolgono l’osservatore con falsamente e spensierata. La leggerezza della struttura priva di prospettiva, di concretezza e di solidità, cela, in realtà, il dramma della lotta al potere. Sono edifici noti, carichi di storia, sagome che l’artista riempie con un sottile composto di materia simile a tessuto biologico. Una sorta di organismo vivente che giace su una tavolozza di colori improbabili.

 

 

 

Questa copertina è stata selezionata da Cecilia Freschini